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La “diversità” è un valore? Indica cosa rende vero il rispetto della diversità per te:
- avere in azienda un luogo in cui i miei colleghi che appartengono a una religione diversa dalla mia possono recarsi durante le ore di preghiera per praticare liberamente il loro culto
- sentirmi ascoltato con attenzione e partecipazione
- potermi esprimere con libertà nel vestirmi al di là della cravatta e del tailleur
- sentirmi libero di essere me stesso con capi e colleghi
- vedere che l’azienda prende sul serio le mie esigenze di mamma/papà, in termini di flessibilità di orario e carico di lavoro
- riconoscere che a volte un magazziniere può avere una grande idea per riorganizzare la logistica dei fornitori, e un bravo meccanico può dare una lezione di management a un “colletto bianco”
- nessuna di queste cose
Pensa a un piccolo fatto concreto, un episodio che hai vissuto in prima persona, in cui ti è sembrato di “toccare con mano” il rispetto della diversità nel tuo lavoro.
8 Commenti »
Sperimento la diversità in ufficio quando trovo che dei colleghi mi salutano ogni giorno in modo diverso.
Detta così mi sembra una frase un po’ da bacio perugina, ma trovo che modulare un elemento di default come il saluto sia un segno di rispetto verso: persone diverse, momenti diversi della propria vita, momenti diversi della propria giornata, la difficoltà di vivere 7 ore al giorno nello stesso edificio.
- mi ascoltano sempre con attenzione e partecipazione
-mi lasciano praticare sia con gesti e con parole il mio culto
-mi sento veramente libero e creativo nel vestirmi ed esprimermi con me stesso al di là della cravatta e del tailleur
-tutti siamo importanti… a prescindere dai ruoli
- mi sento libero di parlare della mia vita e delle mie emozioni con colleghi e capi
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“Diversità” può voler dire “rinunciare agli schieramenti più ovvi”
“C’è una collega, nel mio dipartimento, che rappresenta tutto ciò che io rifiuto ‘culturalmente’ parlando: è dura di modi, egocentrica e viziata, ha le labbra e il seno rifatto, veste in modo appariscente e stereotipato, guadagna molto più di me e lavora di meno! Insomma, rappresenta per me una sfida della diversità in modo molto più subdolo e complesso di quanto non farebbe una esquimese! Cosa faccio? Cerco di accorgermi di questo impasse dentro di me, senza giudicare né me né lei e senza alimentare pettegolezzi contro di lei. Non so dove mi porterà questa “politica”, di certo nel cuore dell’esperienza della diversità…”
-benedetta-